Quando spetta al lavoratore il diritto ad ottenere, nel caso di assegnazione a compiti di livello superiore, il passaggio di categoria

Ci si pone invece il quesito opposto, ovvero, ci sono limiti se il Datore di Lavoro volesse “promuovere” il lavoratore od ancor più che diritti spettano al lavoratore stesso nel caso venisse assegnato a mansioni di livello superiore a quello del suo primo inquadramento?

La Legge non pone limiti quando si tratta di promozioni.

Eccezionalmente, il dipendente può essere chiamato a ricoprire, in via temporanea, le mansioni di un superiore e/o collega assente o impossibilitato, ma se tale situazione si prolunga troppo egli acquisisce il diritto alla nuova posizione lavorativa. Una recente sentenza della Cassazione [Cass. sentenza n°25673 dell’11.10.2019)] ha spiegato come ottenere il riconoscimento delle mansioni superiori.

 Esaminiamo la fattispecie e proviamo ad elencare, seppur non in maniera del tutto esaustiva, quali sono i casi in cui è possibile la modifica delle mansioni in corso di rapporto lavorativo. 

Mansioni del lavoratore

La regola generale impone al datore di adibire il lavoratore alle mansioni per le quali è stato assunto, cioè quelle che sono state concordate fra le parti nella lettera di assunzione o nel contratto di lavoro. Infatti, il datore di lavoro al momento dell’assunzione ha l’obbligo di far conoscere al lavoratore il suo inquadramento, ossia il livello (e/o la categoria) e la qualifica che gli vengono assegnati in relazione alle mansioni attribuitegli.

Se non c’è corrispondenza fra le mansioni pattuite in contratto e quelle effettivamente assegnate, il lavoratore può rivolgersi al giudice e chiedere: in caso di mansioni di livello inferiore, l’assegnazione alle mansioni concordate e la condanna al risarcimento del danno del datore di lavoro.

In caso, invece, di mansioni di livello superiore, può chiedere l’assegnazione definitiva al nuovo livello con adeguamento della retribuzione. 

Modifica delle mansioni del lavoratore

Una volta iniziato il rapporto di lavoro, il datore di lavoro può adibire il dipendente ad altre mansioni rispetto a quelle inizialmente concordate, ma solo se si tratta di mansioni dello stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte oppure corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito (ad esempio, per effetto di una promozione).  

Assegnazione a mansioni superiori

Che succede nel caso in cui il datore di lavoro assegni al dipendente delle mansioni superiori?

 Tali sono quelle mansioni caratterizzate da un più elevato contenuto professionale e, di conseguenza, inserite in un livello di inquadramento superiore.

Fermo restando che è facoltà delle parti concordare in qualsiasi momento un mutamento delle mansioni verso l’alto (ossia l’inquadramento a mansioni superiori), il datore di lavoro può farlo senza il consenso del lavoratore solo in via temporanea e in due casi:

1) se c’è bisogno di sostituire un altro lavoratore assente sino al suo rientro. Durante tale periodo, il sostituto ha diritto al riconoscimento del corrispondente trattamento economico e, quindi, a un aumento dello stipendio fino a quando rientra il lavoratore sostituito. Non si tratta quindi di una promozione automatica. Il lavoratore da sostituire deve essere assente a causa di una delle ipotesi di sospensione legale (sciopero, malattia o infortunio, gravidanza, e non per scelta organizzativa del datore di lavoro.

2) se ci sono altre importanti esigenze aziendali come la momentanea vacanza di una posizione in organico.

 La sostituzione è possibile per massimo sei mesi o per il periodo eventualmente previsto dal Ccnl. Decorso tale termine, il lavoratore ha diritto all’inquadramento superiore. Anche in questo caso, il dipendente ha diritto a ricevere il trattamento economico corrispondente all’attività svolta.

In entrambi i casi, dopo l’assegnazione temporanea, il lavoratore torna alle proprie mansioni originarie.

Per l’assegnazione a mansioni superiori non necessita che il datore di lavoro emetta un ordine di servizio o comunque un documento scritto potendo anche essere ciò deciso attraverso comportamenti concludenti che esprimono in modo univoco la sua volontà o il suo consenso all’espletamento di mansioni superiori da parte del lavoratore.

Promozione automatica e riconoscimento delle mansioni superiori

Scaduto il periodo di sostituzione massimo di sei mesi o quello diverso fissato dal contratto collettivo, il dipendente ha diritto alla promozione (ossia al riconoscimento della qualifica superiore) e al relativo aumento in stipendio, salvo vi rinunci.

Il dipendente acquisisce la qualifica superiore anche se svolge solo alcune delle mansioni corrispondenti.

Il passaggio automatico di carriera, infatti scatta quando i compiti affidati sono di grado più elevato rispetto alla categoria di appartenenza senza necessità che l’interessato svolga effettivamente tutte le mansioni previste.

È quanto ricordato dalla Cassazione con la sentenza in commento. 

La Suprema Corte ha ricordato che anche nel caso in cui il Datore di Lavoro assegni al lavoratore inquadrato in una determinata categoria solo alcune delle mansioni corrispondenti alla categoria superiore, con prevalenza tuttavia rispetto agli altri compiti allo stesso affidati, opera il meccanismo di avanzamento automatico nella qualifica superiore. Infatti l’art.2103 del Codice Civile (nonchè L. 13/05/1985 n°190 e successive) non richiede che il lavoratore svolga tutte le mansioni di coloro che sono inquadrati nella suddetta qualifica superiore, ma prescrive soltanto che i compiti affidati al lavoratore siano superiori a quelli della categoria in cui è inquadrato.  

a cura Studio Elpac