Permessi ex legge 104/92: la nozione di assistenza si allarga

Mi riferisco in particolare ai permessi per assistenza ai disabili (artt.3, 4 e 33 L.104/92) ma, mutatis mutandis, valutazioni analoghe a quelle che andremo a fare possono essere utilizzate anche per il congedo parentale (art. 32, D.Lgs 151/2001), soprattutto laddove fruito a ore o giorni.

Una recente sentenza (Cass. 27 novembre 2018, n. 30676) definisce un orientamento che va consolidandosi per il quale la nozione di assistenza al disabile – ragione fondante del permesso – va allargata nel senso che essa non è limitata alla cura della persona, ma estesa al disbrigo di attività che anche indirettamente favoriscono la cura o sono ad essa propedeutiche. Quindi assistenza non va intesa solo in senso strettamente sanitario o materiale, ma anche psicologico ed affettivo. Essa può quindi essere prestata sia in ambito domestico che extradomestico. Tradotto: se svolgo incombenze in uffici amministrativi o faccio compere sto comunque assistendo. Certo deve restare un nesso causale diretto con lo svolgimento di un’attività di assistenza seppur in senso ampio, quindi quell’attività extra domestica citata dovrà riguardare direttamente la persona assistita.

Come si comprende una tale accezione deve essere tenuta in considerazione quando si affidano ad una agenzia investigativa – come avviene per iniziativa delle aziende o anche su suggerimento del professionista – le indagini per verificare il corretto utilizzo dei permessi quando vi è il sospetto che così non sia. Si dovrà quindi ben indirizzare l’indagine da svolgere individuando quelle attività extradomestiche realmente incompatibili con la nozione di assistenza, benché allargata.

Non è cosa di poco conto perché in ballo non c’è solo un potenziale licenziamento per violazione degli obblighi assunti (Cass. 13 settembre 2016, n. 17968) o anche abuso di diritto (Cass. 6 maggio 2016, n. 9217), ma anche una condotta dal possibile rilievo penale, potendosi qualificare una truffa di fatto ai danni dell’Inps.

Come a volte succede condotte che appaiono di primo acchito pacificamente rilevanti sul piano disciplinare devono in realtà essere attentamente valutate alla luce delle interpretazioni giurisprudenziali che nascono da casi specifici.

avv. Paolo Laverda dello studio De Martini Ferrante & Associati