Dimissioni telematiche: procedura e criticità

Pertanto, il lavoratore che intende cessare il suo rapporto di lavoro per motivi personali o in accordo con il datore di lavoro, non ha più la possibilità di manifestare la sua volontà nelle forme che ritiene più opportune ma deve, necessariamente, procedere con l’invio del modello telematico, diversamente, le dimissioni non potranno essere accettate e non si potrà procedere con la chiusura del rapporto in essere.

 

Procedura Telematica

Il lavoratore che decide di interrompere il suo rapporto di lavoro per dimissioni o risoluzione consensuale può:

–      procedere autonomamente all’invio telematico attraverso il portale cliclavoro, raggiungibile all’indirizzo: www.cliclavoro.gov.it utilizzando le proprie credenziali e l’accesso come cittadino o utilizzare la “app” messa a disposizione dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, accedendo con le credenziali Spid;

–      in alternativa, il lavoratore potrà avvalersi dell’assistenza di un soggetto abilitato all’inoltro della pratica, patronati, organizzazioni sindacali, commissioni di certificazione e, per effetto dell’entrata in vigore del D.Lgs.185/2016, potrà recarsi anche presso un Consulente del Lavoro o le sedi territoriali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro;

–      in caso di malfunzionamento delle modalità informatiche è possibile compilare il modello in formato cartaceo e inviarlo a mezzo posta elettronica, all’indirizzo sdv@lavoro.gov.it, allegando la copia di un documento d’identità in corso di validità.

 

Casi di esclusione

Restano fuori dal campo di applicazione della normativa:

–        il lavoro domestico;

–        i casi di risoluzione a seguito di conciliazione stragiudiziale;

–        le ipotesi di convalida presso l’ITL previste dall’art. 55 comma 4 del D.Lgs. 151/2001, relativa ai genitori lavoratori;

–        i rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni ai sensi del Decreto Legislativo n.185 del 24 settembre 2016.

  

Revoca delle dimissioni

INFORMA– Una volta completata la procedura di dimissioni online, qualora il lavoratore dovesse ripensarci ha la possibilità di revocarle, sempre con procedura telematica, entro il termine ultimo di 7 giorni dall’invio.

 

Criticità ancora non risolte

La norma, pensata per debellare il fenomeno delle dimissioni in bianco, presenta tutt’oggi, a distanza di tre anni, delle criticità ancora non risolte.

La carenza della disposizione riguarda le ipotesi per cui un lavoratore, che abbia espresso la sua volontà ad interrompere un rapporto di lavoro, anche se manifestata verbalmente o per iscritto, non dia successivamente seguito alla procedura telematica. In questi casi, a causa di un difetto di eccessiva rigidità, si innesca un meccanismo a catena.

 

OSSERVA– Il lavoratore dipendente, lasciando semplicemente decantare la situazione, si ritroverà con un licenziamento, grazie al quale potrà beneficiare dell’indennità a sostegno del reddito. Di contro l’azienda subirà un danno economico inevitabile stante l’attuale normativa (pagamento del ticket di licenziamento a carico del datore di lavoro) così come le casse dello Stato, che subiranno la condotta del lavoratore e la conseguente erogazione di una prestazione assistenziale (pagamento della Naspi, in favore del lavoratore, a carico dell’INPS), di cui di fatto il lavoratore non avrebbe diritto.

 

Sanzioni per il datore di lavoro e per il lavoratore

La disposizione normativa non prevede alcuna sanzione per il lavoratore che non dia seguito al completamento della procedura telematica; diversamente, sono previste importanti sanzioni a carico del datore di lavoro che, in caso di accertamento da parte dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, presenti una documentazione alterata o non conforme. La sanzione amministrativa a carico del datore di lavoro va da un minimo di 5.000,00 euro ad un massimo di 30.000,00 euro e non è sanabile con l’istituto della diffida accertativa.

 

 

OSSERVA– Per quanto è vero che la norma non prevede sanzioni a carico del lavoratore, in caso di mancata presentazione delle dimissioni telematiche, è altrettanto vero che sono previste, a suo carico, pesanti sanzioni in caso di dichiarazioni mendaci e conseguente indebita fruizione di indennità a sostegno del reddito.

 

 

 

ATTENZIONE!

Þ    Nel caso in cui il lavoratore abbia reso, nei confronti dell’INPS o del Centro per l’Impiego, una falsa dichiarazione dello stato di disoccupazione, può essere accusato del reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) che prevede la sanzione della reclusione fino a due anni.

Þ    Lo stesso, può essere imputato anche del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316ter c.p.) che prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Þ    Qualora, durante la fruizione delle indennità a sostegno del reddito, il beneficiario si rendesse colpevole di accettare un’occupazione “in nero”, potrà essere accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche di cui all’art. 640-bis c.p., che comporta la reclusione da uno a sei anni.

 

Il lavoratore trovato colpevole decadrà dai benefici concessi e l’INPS potrà agire nei suoi confronti per la restituzione delle somme illegittimamente erogate e per il risarcimento del danno.

Se la somma complessivamente e indebitamente percepita dovesse risultare inferiore a 3.999,96 euro si applicherà solo la sanzione amministrativa che va da 5.164 a 25.822 euro ed in ogni caso, non oltre il triplo delle somme percepite.

ATTENZIONE!– Per i futuri percettori di Reddito di Cittadinanza, oltre a quanto sopra descritto, nel caso in cui il soggetto dovesse essere trovato, nel corso delle attività ispettive, a svolgere un’attività di lavoro dipendente “in nero”, in assenza delle comunicazioni obbligatorie, ovvero, un’attività di lavoro autonoma o di impresa in assenza di idonee comunicazioni, il beneficio decadrà automaticamente, indipendentemente dal numero di mesi restanti.

 

Tutele per il datore di lavoro

In assenza di una tutela concreta nei confronti dei datori di lavoro, nel caso in cui si dovesse verificare la circostanza di mancato completamento della procedura telematica di dimissioni online, il datore di lavoro può:

–          adottare un procedimento disciplinare nei confronti del lavoratore, allo scopo di giungere al licenziamento con l’obbligo di versare, nei confronti dell’INPS, il contributo di licenziamento, per il 2019 pari a 41,73 euro per ogni mese di lavoro, fino ad un massimo di 1.502,37 euro per rapporti di lavoro pari o superiori a 36 mesi;

–          segnalare la condotta del lavoratore presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro, al fine di giungere al rilascio delle dimissioni telematiche.

 

redazione  FISCALFOCUS.IT